Crescita muscolare: cosa determina davvero chi risponde e chi no?

Crescita muscolare: cosa determina davvero chi risponde e chi no?

La risposta ipertrofica del muscolo scheletrico ad un allenamento con sovraccarichi (RET) è caratterizzata da una sostanziale variabilità interindividuale.

In una certa misura questa variabilità è mediata da fattori esogeni, come l’assunzione di proteine e la manipolazione di variabili associate all’allenamento come il volume la frequenza e/o la selezione dell’esercizio.

Studi recenti hanno dimostrato che le differenze interindividuali nell’ipertrofia potrebbero essere sostenute da caratteristiche intrinseche del muscolo scheletrico, come l’espressione genica codificante per proteine ​​di base, mionuclei, capillari e cellule immunitarie, ma non dalla tipologia delle fibre muscolari.

L’ipertrofia del muscolo scheletrico è sicuramente un segno caratteristico di un RET.

Sono stati fatti molti tentativi per capire quali fattori spiegano la risposta all’allenamento contro resistenza e, soprattutto, quali determinano una risposta ipertrofica muscolare varia  da una persona all’altra.

È improbabile che una persona non risponda affatto ad un RET in termini di aumento della forza. Questo perché la forza non dipende solo dall’ipertrofia, ma anche da adattamenti neurali, coordinativi e tecnici, che avvengono praticamente in tutti, anche se in misura diversa. Quindi, da un punto di vista della forza, tutti rispondono, anche se non allo stesso livello.

Tuttavia, è evidente che esiste una grande variabilità tra individui nei miglioramenti indotti dal RET, sia per quanto riguarda l’ipertrofia sia per i guadagni di forza.

Anche la riproducibilità della risposta ipertrofica, come adattamento distintivo ad un RET, è discutibile; in altre parole, i “responder” sono sempre”responder”?

Diversi autori hanno proposto che  fattori endogeni intrinseci (vale a dire la risposta biologica intrinseca di un soggetto) rappresentino la principale fonte di variabilità interindividuale nell’ipertrofia muscolare scheletrica indotta da RET, in contrapposizione alla manipolazione delle variabili  esogene.

Nello studio di Lees et al. (J Physiol. 2025 Dec 31. doi: 10.1113/JP289684), gli autori hanno voluto determinare l’effetto relativo del carico esterno (ovvero un fattore esogeno) e della posizione dell’arto (parte superiore rispetto a parte inferiore del corpo; un fattore endogeno) sui cambiamenti indotti da RET nelle dimensioni e nella forza dei muscoli scheletrici.

Sono stati selezionati dieci soggetti maschi attivi a livello amatoriale (età: 22 ± 3; altezza, cm: 181 ± 7; massa corporea, kg: 85 ± 24; BMI: 26,2 ± 6,1).

L’arto inferiore e superiore di ciascun partecipante è stato allenato (scelto in in modo casuale) con un carico elevato e numero di ripetizioni basso (HL: 8-12 ripetizioni, circa il 70%-80% 1RM) o con carico basso e numero di ripetizioni alto (LL: 20-25 ripetizioni, circa il 30%-40% 1RM) in modo controbilanciato. L’arto opposto veniva automaticamente assegnato alla condizione opposta. In questo modo, ogni persona allenava un arto con HL e l’altro con LL, indipendentemente dalla dominanza.

Ogni partecipante si è allenato per 3gg/sett (lunedì, mercoledì e venerdì) per dieci settimane.

Ogni sessione consisteva di tre serie alla leg extension monolaterale e all’esercizio di preacher curl con manubri. Il recupero tra le serie era di 90 s e ogni ripetizione era eseguita ad una cadenza di 2:0:2 secondi (eccentrica: pausa isometrica: concentrica). Per ogni serie, ai partecipanti è stato chiesto di raggiungere la fatica volontaria, definita come l’incapacità di completare un’altra azione muscolare concentrica attraverso l’escursione completa del movimento con tecnica corretta.

Sono state misurate prima e dopo dieci settimane la massa magra e ossea (Fat- and bone-free (lean) mass, FBFM) tramite DEXA; lo spessore (MT) e l’area della sezione trasversale (CSA) muscolare tramite ecografia e la CSA delle fibre muscolari tramite biopsie muscolari.

La forza muscolare è stata misurata prima della prima sessione e 72 ore dopo l’ultima sessione, utilizzando contrazioni volontarie massime (MVC) e 1RM.

Sono state prelevate biopsie dal muscolo vasto laterale per valutare la sintesi proteica miofibrillare (MyoPS) alla prima e decima settimana dello studio.

Gli autori hannoconfrontato:

  • quanto un individuo risponde in generale, non solo su una singola misura
  • quanto la risposta è simile tra arto superiore e inferiore
  • quanto la risposta è simile tra HL e LL nello stesso individuo

I risultati hanno evidenziato che, nonostante la considerevole variabilità interindividuale nelle risposte ipertrofiche, l’ipertrofia muscolare risultava relativamente ben conservata all’interno dei singoli individui rispetto alle differenze osservate tra individui, e non era influenzata dal carico, purché l’esercizio fosse eseguito fino all’esaurimento.

I tassi di MyoPS nelle settimane 1 e 10 di allenamento erano aumentati rispetto al riposo (Settimana 1: Δ0,27 ± 0,11, P < 0,0001; Settimana 10: Δ0,10 ± 0,14%/giorno, P = 0,009); tuttavia, la MyoPS risultava attenuata nella settimana 10 rispetto alla settimana 1 (Δ0,16 ± 0,18%/giorno, P < 0,001). I tassi di MyoPS erano meno eterogenei all’interno dei soggetti rispetto a quelli tra i soggetti.

In conclusione, l’ipertrofia è indipendente dal carico esterno: non ci sono differenze significative nell’ipertrofia tra carichi alti e carichi bassi, purché l’esercizio sia eseguito fino alla fatica volontaria.

La risposta ipertrofica è altamente conservata all’interno dello stesso individuo. La variabilità dell’ipertrofia tra arti dello stesso individuo (braccio vs gamba; HL vs LL) è molto bassa.

La variabilità tra individui diversi è invece enorme. Ciò suggerisce che la “capacità di crescere” è un tratto biologico intrinseco, probabilmente legato a fattori come: profilo genetico, numero di miocellule e nuclei, capillarizzazione, ambiente cellulare e risposta immunitaria.

La MyoPS conferma questo modello. La sintesi proteica aumenta nella prima settimana di allenamento, si attenua alla decima settimana, nonostante il carico progressivo (adattamento).

Non ci sono differenze tra HL e LL. La variabilità della MyoPS è molto più grande tra individui che tra arti dello stesso individuo.

Quindi la MyoPS è un tratto relativamente stabile nello stesso individuo e non dipende dal carico.

Forza e ipertrofia non sono fortemente correlate.

I guadagni di forza non sono predetti in modo affidabile dai guadagni di massa muscolare.

La forza è fortemente influenzata da: coordinazione, apprendimento motorio, specificità del gesto, pratica del test (1RM). Quando i partecipanti hanno svolto il test del 1RM, le differenze tra HL e LL diventano praticamente nulle.

La biologia individuale domina, il carico conta molto meno di quanto si pensasse.