L’obesità, una condizione cronica e recidivante, colpisce quasi due miliardi di adulti in tutto il mondo e aumenta il rischio di morbilità e mortalità prematura.
I programmi di gestione comportamentale del peso (BWMP, Behavioural weight management programmes, che forniscono supporto per adottare una dieta a basso contenuto energetico e una maggiore attività fisica) sono la pietra angolare della gestione dell’obesità. In particolare, questi programmi includono:
- educazione alimentare, strategie per modificare le abitudini alimentari, migliorare la qualità della dieta e ridurre l’introito calorico
- aumento dell’attività fisica, piani strutturati per incrementare il movimento quotidiano o l’esercizio programmato
- tecniche psico-comportamentali, come automonitoraggio, gestione degli stimoli, problem solving, obiettivi progressivi, rinforzo positivo
- supporto continuativo, sessioni individuali o di gruppo, coaching, follow‑up periodici
Tuttavia, nuovi farmaci, tra cui la semaglutide, agonista del recettore del peptide-1 simile al glucagone (GLP-1), e il tirzepatide, agonista del recettore del GLP-1 e doppio agonista del polipeptide insulinotropico glucosio-dipendente (GIP), sono destinati a trasformare il trattamento di routine dell’obesità. Nei trial clinici n cui si sono utilizzati questi farmaci, i partecipanti hanno perso dal 15 al 20% del loro peso corporeo iniziale.
Indipendentemente dal tipo di trattamento, i miglioramenti nei marcatori cardiometabolici (come glicemia, pressione arteriosa, trigliceridi, colesterolo, infiammazione sistemica) e negli esiti clinici misurabili risultano essere proporzionali all’entità del peso perso e questi nuovi farmaci per la gestione del peso (WMM, weight management medications) hanno dimostrato di portare a notevoli miglioramenti a breve termine nella fibrosi epatica, negli problemi renali e nell’apnea notturna e nella riduzione dell’incidenza delle malattie cardiovascolari.
È probabile che, con il continuo sviluppo di nuovi trattamenti correlati agli incretino-mimetici (farmaci che mima l’azione delle incretine, gli ormoni intestinali rilasciati dopo un pasto, come il GLP‑1 e GIP), l’uso di WMM diventi più comune. Si è stimato che il 50% delle persone con obesità interrompa l’assunzione di agonisti del recettore del GLP-1 entro 12 mesi dall’inizio. Risulta quindi importante caratterizzare cosa accade al peso corporeo dopo la cessazione del trattamento.
Nello studio West et al. (BMJ. 2026 Jan 7:392: e085304. doi: 10.1136/bmj-2025-085304), gli autori hanno svolto una revisione sistematica con meta analisi per quantificare e confrontare il tasso di ripresa del peso corporeo dopo la cessazione dei farmaci per il controllo del peso in adulti sovrappeso o obesi, confrontata con i BWMP.
Sono stati considerati studi randomizzati controllati (RCTs, standard più alto per valutare l’efficacia di un trattamento), studi non randomizzati e studi osservazionali. Questa scelta ha ampliato la quantità di dati disponibili, utile perché molti studi sulla cessazione dei farmaci per il peso non sono RCT.
Gli studi dovevano includere WMM, cioè farmaci per la gestione del peso, per almeno otto settimane e dovevano prevedere un follow‑up della durata di almeno quattro settimane dopo la sospensione del farmaco.
I gruppi di confronto potevano essere: interventi non farmacologici per la perdita di peso (es. programmi comportamentali, dieta, attività fisica) o placebo. Questo ha permesso di capire se il recupero di peso dopo i farmaci era diverso rispetto ad altri approcci.
L’obiettivo centrale dello studio era capire quanto velocemente le persone riprendevano peso dopo aver interrotto l’assunzione dei farmaci. Gli autori hanno anche valutato un secondo tipo di risultato: come cambiavano i marker cardiometabolici (glicemia, pressione, lipidi, ecc.) dopo la loro sospensione.
Su 9288 titoli inizialmente identificati, 37 studi sono risultati idonei, per un totale di 63 bracci di intervento (un gruppo specifico all’interno dello studio, che riceve uno dei trattamenti valutati, ad esempio un farmaco, una dose diversa, un programma comportamentale, un placebo, e che viene confrontato con altri bracci per capire quale intervento funziona meglio o come si comportano i partecipanti nel tempo) e 9341 partecipanti. Questo indica una base di evidenze ampia e diversificata.
La durata media del trattamento era di 39 settimane (con un range molto ampio: 11–176 settimane), con una durata media del follow‑up dopo la sospensione di 32 settimane (range 4–104 settimane). Questi numeri mostrano che gli studi hanno monitorato i partecipanti per periodi sufficientemente lunghi da osservare il recupero di peso.
I risultati della meta analisi hanno evidenziato un tasso medio di recupero del peso di 0,4 kg al mese (IC 95%: 0.3–0.5 kg), prevedendo un ritorno al peso basale in 1,7 anni dopo la cessazione del WMM. Quindi, dopo la sospensione dei farmaci, il peso risale in modo costante e relativamente rapido.
Un confronto con i BWMP ha evidenziato che il recupero di peso dopo WMM risultava più rapido: per il BWMP il recupero era di +0.3 kg al mese (IC 95%: 0.22–0.34 kg). Questo effetto è indipendente dalla quantità di peso persa inizialmente.
Per i marker cardiometabolici, tutti i marker (glicemia, lipidi, pressione, ecc.) sono tornati ai valori basali entro 1,4 anni dalla fine del trattamento. In pratica, i benefici metabolici ottenuti durante la terapia farmacologica si sono annullati nel giro di poco più di un anno.
I BWMP generano benefici cardiometabolici più duraturi. I miglioramenti nei marker cardiometabolici (pressione, glicemia, lipidi, ecc.) durano fino a cinque anni dopo la fine del programma, suggerendo che gli effetti positivi non dipendono solo dalla perdita di peso immediata, ma anche da abilità e comportamenti appresi che le persone continuano a utilizzare nel tempo.
In conclusione, l’articolo ha rilevato che la sospensione del WMM è seguita da un rapido recupero di peso e dall’inversione degli effetti benefici sui marcatori cardiometabolici. Il recupero dopo WMM è stato più rapido rispetto a quello dopo BWMP.

