Troppa attenzione peggiora la prestazione? Focus attentivo e automatismo nei salti

Troppa attenzione peggiora la prestazione? Focus attentivo e automatismo nei salti

La strategia di focalizzazione attentiva (AFS), definita come il tipo di attenzione che l’atleta dirige durante l’esecuzione di un gesto motorio, influenza una varietà di esercizi e prestazioni sportive.

L’AFS migliora la performance atletica inducendo tre possibili modalità di attenzione:

  • INT (internal focus) → l’atleta concentra l’attenzione sui movimenti del proprio corpo
  • EXT (external focus) → l’attenzione è rivolta agli effetti del movimento sull’ambiente
  • NEUT (neutral focus) → nessuna istruzione specifica; si favorisce una condizione di “non-consapevolezza”

L’EXT migliora l’apprendimento motorio e le prestazioni atletiche meglio dell’INT.

Questi risultati possono essere spiegati utilizzando l’ipotesi dell’azione vincolata (constrained action hypothesis). Secondo questa ipotesi, quando un atleta dirige l’attenzione verso il proprio corpo (INT):

  • interferisce con i processi motori automatici
  • “blocca” o “vincola” il controllo naturale del movimento
  • aumenta il carico cognitivo
  • riduce l’efficienza del gesto

Pertanto, l’AFS deve essere utilizzato in modo appropriato nell’allenamento, poiché le prestazioni possono variare a seconda del tipo di AFS utilizzato.

Nell’ambito dell’allenamento, sono stati implementati diversi esercizi per migliorare l’esecuzione di quelli in cui è presente il ciclo allungamento-accorciamento (SSC) degli arti inferiori.

Tra questi, il salto con contro movimento (CMJ) e il salto in caduta (DJ, drop jump) sono ampiamente utilizzati dagli atleti, dai principianti agli atleti d’élite, per la valutazione e l’allenamento delle prestazioni.

L’autovalutazione della performance da parte dell’atleta è un elemento cruciale per:

  • rendere l’allenamento più efficiente
  • ridurre il rischio di infortuni
  • migliorare la performance futura

Tuttavia, pochi studi hanno indagato la relazione tra l’autovalutazione delle prestazioni e le prestazioni effettive dell’AFS.

L’AFS modifica la performance soprattutto nei compiti difficili, ma gli atleti non sempre percepiscono correttamente queste variazioni di performance; una sovrastima della propria abilità è collegata a peggior performance futura e maggiore rischio di infortunio. Diventa allora fondamentale studiare come l’AFS e l’autovalutazione interagiscono.

In altre parole: capire come l’AFS influenza la percezione che l’atleta ha della propria performance è essenziale per allenare in sicurezza e con efficacia.

Nello studio di Furuhashi et al. (J Strength Cond Res. 2026 Feb 1;40(2):186-190. doi: 10.1519/JSC.0000000000005297), gli autori hanno analizzato gli effetti dell’AFS sulle prestazioni e movimento durante un CMJ e DJ. Si è inoltre cercato di determinare gli effetti dell’AFS sull’autovalutazione delle prestazioni.

Sono stati selezionati diciannove atleti di atletica leggera (età: 21,6 ± 1,5 anni, altezza: 1,76 ± 0,03 m, massa: 69,1 ± 5,3 kg). I soggetti avevano familiarità con le tecniche CMJ e DJ.

Sono state raccolte le coordinate tridimensionali di 47 marcatori retroriflettenti fissati sui punti di riferimento sul corpo del soggetto con un sistema formato da dieci telecamere.

La forza di reazione al suolo (GRF) è stata misurata utilizzando due pedane di forza.

Durante le prestazioni di salto, sono state misurate:

variabili cinematiche

  • flessione del ginocchio → Indicatore di come l’AFS modifica la tecnica del salto

variabili cinetiche

  • GRF verticale di picco (vGRF) → Misura dell’intensità della spinta o dell’impatto.
  • tempo di contatto (CT) nel DJ → Cruciale per valutare la reattività
  • Reactive Strength Index (RSI) → Rapporto tra altezza del salto (JH) e CT, fondamentale per valutare la qualità del DJ

variabili percettive

  • auto valutazione della performance → Gli atleti valutano quanto bene credono di aver eseguito il salto

I soggetti hanno eseguito 2 CMJ e 2 DJ in ciascuna condizione (INT, EXT e NEUT).

Ai soggetti è stato chiesto di posizionarsi sulle pedane di forza (CMJ) o box (DJ) e in seguito l’esaminatore ha letto le istruzioni verbali per INT, EXT e NEUT.

Per il CMJ le istruzioni erano:

  • INT: “Estendi ginocchia e anca nel modo più esplosivo possibile”
  • EXT: “Staccati da terra nel modo più esplosivo possibile”
  • NEUT: “Esegui il salto al meglio delle tue capacità”

Per il DJ:

  • INT: “Scendete dal box, atterrate sulle punte dei piedi e, dopo l’atterraggio completo ed esplosivo, estendete caviglie, ginocchia e fianchi il più rapidamente possibile per saltare in alto”
  • EXT: “Scendete dal box, saltate velocemente, immaginate che il terreno sia una superficie calda, staccatevi da terra il più velocemente possibile, immaginate di essere come una molla rigida e concentratevi sul salto verso il tetto”
  • NEUT: “Eseguite il salto al meglio delle vostre capacità”

Dopo aver eseguito i due salti (CMJ e DJ) sotto ciascuna condizione di focus attentivo, gli atleti dovevano valutare quanto avevano capito l’istruzione ricevuta:

  • usando una scala Likert a 7 punti (1 = non ho capito per niente, 7 = ho capito completamente)

(Questo è servito a verificare se l’istruzione INT/EXT/NEUT era chiara e se l’atleta l’aveva realmente interiorizzata).

Infine, valutare la propria performance:

  • usando una scala Likert a 5 punti (1 = scarsa, 5 = eccellente)

(Questo ha permesso di confrontare percezione soggettiva e performance reale).

I risultati hanno evidenziato che per il CMJ:

  • nessuna differenza significativa tra INT, EXT e NEUT per:

JH

vGRF

  • una differenza significativa per:

flessione del ginocchio → INT produce maggiore flessione del ginocchio rispetto a EXT

Nel CMJ, l’AFS non cambia la performance, ma modifica la tecnica (più controllo cosciente sotto INT).

Per il DJ:

  • RSI: NEUT > INT
  • CT: INT > NEUT
  • angolo di flessione: INT > NEUT
  • JH e vGRF: nessuna differenza significativa

Nel DJ, l’AFS influenza davvero la performance. Il NEUT produce un gesto più reattivo, rapido e meno controllato coscientemente, coerente con la natura automatica del DJ.

Per l’autovalutazione e comprensione delle istruzioni

  • CMJ > DJ sia per autovalutazione sia per comprensione
  • NEUT > INT per l’autovalutazione complessiva
  • NEUT > INT ed EXT per la comprensione delle istruzioni

Gli atleti capiscono meglio le istruzioni nel CMJ e valutano meglio la propria performance.

Nel DJ, invece, non percepiscono le differenze reali tra le condizioni, anche quando la performance cambia.

L’effetto dell’AFS dipende dalla difficoltà dell’esercizio.

Nel CMJ (compito relativamente semplice per atleti esperti), INT, EXT e NEUT non modificano la performance in modo significativo.

Nel DJ (compito più complesso, rapido e tecnico), l’AFS cambia realmente la performance, soprattutto tra INT e NEUT.

L’autovalutazione è accurata nel CMJ, ma non nel DJ.

Nel CMJ, gli atleti valutano correttamente la propria performance.

Nel DJ, invece, l’autovalutazione non riflette le differenze reali tra INT, EXT e NEUT.

Per funzionare, una strategia attentiva deve essere:

  • compresa,
  • applicata correttamente,
  • mantenuta durante il gesto

Nel CMJ, gli atleti capiscono bene tutte le istruzioni → l’AFS è applicata senza difficoltà.

Nel DJ, la comprensione cala → l’AFS diventa più difficile da applicare → la performance ne risente.

Questo spiega perché nel DJ l’INT peggiora l’RSI, mentre il NEUT lo migliora.

Questo suggerisce che, nei compiti complessi, l’AFS funziona solo se l’atleta capisce davvero cosa deve fare.

In conclusione, lo studio dimostra che l’efficacia delle AFS dipende in modo decisivo dalla difficoltà del compito motorio.

Negli atleti di atletica leggera (Track and Field Athletes), il CMJ (esercizio semplice, familiare e automatizzato) non mostra variazioni significative di performance tra le diverse condizioni di focus (INT, EXT, NEUT).

L’AFS può modificare alcuni aspetti del movimento, come la flessione del ginocchio, ma senza influenzare l’altezza del salto o la forza verticale.

Al contrario, il DJ (esercizio più complesso, reattivo e tecnicamente impegnativo) risulta molto più sensibile al tipo di focus attentivo.

La condizione NEUT produce i migliori risultati in termini di RSI, tempi di contatto più brevi e minore flessione del ginocchio, mentre l’INT tende a peggiorare la performance.

Questo conferma che, nei compiti ad alta difficoltà, un focus non orientato al corpo facilita l’automatismo motorio e migliora l’efficienza del gesto.

Lo studio evidenzia inoltre che gli atleti valutano con precisione la propria performance nel CMJ, ma non sempre nel DJ, dove la complessità del compito può portare a discrepanze tra performance reale e percepita.

La comprensione delle istruzioni risulta un fattore chiave: quando è bassa, la performance nel DJ tende a peggiorare, sottolineando l’importanza di fornire indicazioni chiare e facilmente interpretabili.

Nel complesso, i risultati suggeriscono che l’AFS deve essere applicata in modo contestualizzato, tenendo conto del livello di difficoltà dell’esercizio e dell’esperienza dell’atleta.