La misurazione della concentrazione del lattato ematico è considerato un parametro chiave sia nella fisiologia dell’esercizio per identificare le soglie di allenamento sia nella pratica clinica per monitorare stati clinici critici associati a ipoperfusione.
Il lattato non è un mero sottoprodotto inerte della glicolisi, ma partecipa attivamente al metabolismo fungendo da precursore per la produzione epatica di glucosio nel ciclo di Cori e fornendo energia a organi vitali come il cuore e il cervello.
Oltre al suo ruolo nel metabolismo dei carboidrati, il lattato influenza direttamente il metabolismo lipidico.
I primi studi condotti sugli animali avevano dimostrato che l’aumento del lattato all’inizio dell’esercizio si associava ad una riduzione della concentrazione plasmatica di acidi grassi liberi, suggerendo un’azione inibitoria diretta sulla lipolisi del tessuto adiposo.
Nell’uomo la questione è rimasta a lungo controversa: vari studi con infusione di lattato non avevano osservato variazioni nei livelli plasmatici di glicerolo e acidi grassi a riposo o durante esercizio moderato, mentre altre indagini avevano riportato un’inibizione della lipolisi solo in presenza di concentrazioni di lattato molto elevate.
Un limite fondamentale delle ricerche precedenti risiede nell’impiego di misurazioni statiche delle concentrazioni ematiche di glicerolo e acidi grassi, le quali dipendono dal bilancio tra la loro entrata in circolo e il loro smaltimento, non riflettendo con accuratezza il reale tasso di lipolisi.
Al contrario, la determinazione del tasso di comparsa del glicerolo (Ra glicerolo) tramite isotopi stabili permette di quantificare in modo preciso la lipolisi dell’intero organismo.
Gli unici studi isotopici umani fino ad allora condotti erano stati eseguiti a riposo con esiti contraddittori e nessuno aveva analizzato la lipolisi stimolata dall’esercizio.
L’interesse verso il ruolo del lattato deriva dal fatto che la sua elevazione potrebbe spiegare la riduzione dell’ossidazione dei grassi che si verifica con l’aumentare dell’intensità dell’esercizio, oltre a poter contribuire alla ridotta lipolisi osservata nei soggetti con malattie metaboliche come diabete, obesità e sindrome metabolica.
Nello studio di Mora-Rodriguez et al. (J Appl Physiol 141: 1045-1056, 2026. doi: 10.1152/japplphysiol.00361.2026) gli autori hanno voluto testare l’ipotesi che l’iperlattatemia indotta da infusione esogena durante esercizio moderato possa ridurre la lipolisi stimolata dall’attività fisica e compromettere i tassi di ossidazione dei grassi.
La ricerca ha adottato un disegno crossover quasi-randomizzato, articolato su quattro prove sperimentali separate da almeno 7 giorni, condotte al mattino dopo 8–10 ore di digiuno notturno e una cena standardizzata (550 kcal: lasagna, pane bianco, mela).
Sono stati selezionati otto giovani adulti sani e fisicamente attivi (5 uomini, 3 donne; età: 29 ± 13 anni; altezza: 176 ± 9 cm; massa corporea: 72 ± 10 kg; BMI: 23 ± 1).
Le partecipanti femminili eumenorroiche sono state testate esclusivamente nella fase follicolare precoce-media del ciclo mestruale (giorni 3–11).
Le quattro prove consistevano in:
- NO EXER (Controllo senza esercizio): Riposo continuo su lettino per il monitoraggio basale
- MOD (Esercizio Moderato): 60 minuti di attività su cicloergometro al 65 ± 11% del VO2max (carico medio: 91 ± 24 W) con infusione endovenosa di soluzione salina isotonica
- MOD + LACT (Moderato con Infusione di Lattato): Identico a MOD per intensità e durata, preceduto da 40 min a riposo con infusione di lattato di sodio per aumentare e mantenere stabile la concentrazione di lattato, creando una condizione controllata di iperlattatemia prima dell’inizio dell’esercizio, mantenuta costante poi durante lo stesso (velocità di infusione: 0,046 mmol·kg⁻¹·min⁻¹).
- INT (Esercizio Intenso): 40 minuti di attività su cicloergometro all’82 ± 11% del VO2max (carico medio: 145 ± 36 W) per eguagliare il lavoro totale svolto nelle prove moderate e stimolare a livello endogeno la produzione di lattato
Durante il protocollo ad alta intensità (INT), la concentrazione ematica media di lattato raggiunta dai partecipanti è stata di 4,39 ± 1,25 mM.
Questo incremento del lattato, ottenuto aumentando l’intensità, è stato specificamente progettato per eguagliare la concentrazione di lattato raggiunta artificialmente tramite infusione esogena nella prova a moderata intensità (MOD + LACT), che era di 4,31 ± 1,68 mM.
I risultati principali dello studio riguardo all’effetto dell’iperlattatemia sulla lipolisi dell’intero organismo sono i seguenti:
- Attenuazione della lipolisi da esercizio: L’infusione esogena di lattato durante l’esercizio a moderata intensità (MOD + LACT) ha soppresso significativamente la lipolisi indotta dall’attività fisica, riducendo il tasso l’Ra del glicerolo nel plasma di circa il 25% rispetto alla sola prova a moderata intensità con soluzione fisiologica (MOD)
- Nessun impatto sull’ossidazione dei grassi: Nonostante la significativa riduzione della lipolisi, l’ossidazione dei grassi non è diminuita durante l’esercizio moderato
- Riduzione della riesterificazione: Nei soggetti sani a digiuno, la lipolisi stimolata dall’esercizio supera normalmente il reale fabbisogno di ossidazione dei grassi (nella prova MOD la lipolisi superava l’ossidazione del 27%). L’iperlattatemia ha quindi ridotto questo “eccesso” di lipolisi e la conseguente riesterificazione, portando la disponibilità di acidi grassi vicino alla soglia di consumo senza però limitare l’ossidazione lipidica
- Confronto con l’esercizio ad alta intensità (INT): Nella prova INT (dove il lattato è aumentato per via endogena allo stesso livello di MOD + LACT), la lipolisi è rimasta elevata, mentre l’ossidazione dei grassi si è ridotta significativamente. Ciò dimostra che il calo dell’ossidazione dei grassi ad alta intensità è guidato dall’elevato tasso glicolitico e non da un deficit di lipolisi indotto dal lattato
I risultati riguardo al metabolismo del glucosio indicano che l’iperlattatemia esogena non altera la cinetica del glucosio né i parametri glicemici o insulinici durante l’esercizio moderato:
- Tasso di comparsa e ricambio del glucosio (Ra glucosio):
- durante l’esercizio moderato, l’infusione di lattato (MOD + LACT) non ha modificato il turnover del glucosio rispetto alla prova di controllo (MOD), registrando valori medi simili
- nella prova ad alta intensità (INT), il turnover è aumentato in modo molto più marcato
- Glicemia plasmatica:
- durante l’esercizio a moderata intensità sia con infusione di lattato (MOD + LACT) sia con soluzione fisiologica (MOD), i livelli di glucosio plasmatico sono rimasti stabili ai valori di riposo
- nella prova ad alta intensità (INT), la concentrazione plasmatica di glucosio è aumentata significativamente
- Insulina plasmatica:
- i livelli di insulina plasmatica sono rimasti ai valori basali durante in tutte le prove
- soltanto nella fase di recupero post-esercizio ad alta intensità (INT), l’insulina è aumentata in modo significativo
- Ossidazione dei carboidrati:
- l’infusione di lattato non ha modificato il tasso complessivo di ossidazione dei carboidrati durante l’esercizio moderato. L’ossidazione dei carboidrati è risultata nettamente più elevata solo nella prova INT, a causa del maggior carico di lavoro e del più alto tasso glicolitico
Un interrogativo storico della fisiologia dell’esercizio riguarda se l’inibizione dell’ossidazione dei grassi al di sopra della “soglia del lattato” sia causata direttamente dall’anione lattato o dal flusso glicolitico.
Il confronto diretto tra MOD + LACT ed INT fornisce una risposta chiara:
- a parità di iperlattatemia (~4,3 mM), l’ossidazione dei grassi è diminuita unicamente nella prova INT
- ciò dimostra che la soppressione dell’ossidazione lipidica ad alta intensità è guidata dall’elevato flusso glicolitico o da restrizioni del flusso ematico al tessuto adiposo, e non dall’elevata concentrazione di lattato ematico
In conclusione, lo studio dimostra che l’iperlattatemia esercita un effetto inibitorio diretto sulla lipolisi indotta dall’esercizio fisico nell’intero organismo, riducendo il Ra del glicerolo di circa il 25%.
Tuttavia, nei soggetti sani e attivi, questa attenuazione della lipolisi non compromette la reale ossidazione dei grassi durante l’esercizio a moderata intensità, poiché la quantità di acidi grassi liberati supera normalmente il fabbisogno energetico effettivo.
Lo studio chiarisce inoltre che la riduzione dell’ossidazione dei grassi che si verifica ad alta intensità non è causata dal lattato in sé, bensì dall’elevato tasso glicolitico.

