La gara dei 100 metri piani costituisce la competizione più breve e veloce dell’atletica leggera, in cui differenze infinitesimali di millesimi di secondo possono determinare l’assegnazione della medaglia d’oro rispetto a quella d’argento.
Questa disciplina si suddivide tradizionalmente in diverse fasi chiave, ovvero
- partenza dai blocchi
- accelerazione,
- fase a velocità costante o lanciata (flying phase)
- successiva decelerazione
Nonostante la rilevanza della fase lanciata, gli orientamenti di allenamento applicati dai tecnici di alto livello continuano a basarsi in larga misura sull’esperienza pratica e sull’intuito personale piuttosto che su modelli scientifici definitivi.
Questo approccio integrato unisce la sensibilità dell’allenatore all’analisi tecnica, cercando di caratterizzare gli atleti attraverso profili che uniscono evidenze scientifiche ed esperienza sul campo.
Nella letteratura scientifica dedicata alla corsa di velocità, i parametri spaziotemporali e cinetici sono stati ampiamente indagati, mentre i fattori cinematici hanno ricevuto un’attenzione comparativamente minore.
Tuttavia, le evidenze sui parametri spaziotemporali e cinematici risultano spesso contrastanti.
Da un lato, una maggiore lunghezza della falcata a massima velocità e tempi di contatto con il terreno più brevi sembrano caratterizzare gli atleti più veloci.
Dall’altro lato, i dati cinematici evidenziano notevoli incongruenze: ad esempio, mentre alcune ricerche associano angoli ridotti di anca, ginocchio e caviglia al momento dello stacco (foot-off) ad una maggiore velocità lanciata, altri studi riscontrano un’associazione dell’angolo del ginocchio prevalentemente con la fase di accelerazione.
Analogamente, durante la fase di massima altezza del ginocchio e all’impatto del piede con il terreno (foot-strike), i parametri angolari della coscia e della gamba mostrano risultati discordanti o un’assenza di associazione diretta con la velocità massima di corsa.
I parametri cinetici sembrano invece costituire determinanti più solidi della prestazione nello sprint.
Se l’accelerazione si lega principalmente all’impulso orizzontale e propulsivo, la fase di velocità massima è caratterizzata soprattutto dalla riduzione dell’impulso di frenata e dall’applicazione efficiente delle forze verticali.
Poiché il tempo di contatto con il suolo alla massima velocità è estremamente ridotto, la capacità di generare elevate forze verticali di picco in una frazione di secondo rappresenta il fattore più critico per sostenere l’avanzamento, piuttosto che la produzione di un generico impulso verticale elevato.
Inoltre, indagini sistematiche indicano come l’orientamento della forza risultante il più verticalmente possibile e un centro di massa elevato possano favorire una lunghezza di passo maggiore evitando perdite di velocità.
Nonostante l’importanza della fase lanciata, le ricerche a essa dedicate rappresentano soltanto un terzo rispetto a quelle sulla partenza dai blocchi e un quarto rispetto a quelle sulla fase di accelerazione, senza che vi siano dati definitivi sul contributo relativo di ciascuna fase alla prestazione globale nei 100 metri.
In aggiunta, la stretta interdipendenza tra le variabili biomeccaniche ha impedito finora di isolare un singolo fattore chiaramente determinante per il miglioramento della velocità lanciata.
Nello studio di Faggian et al. (J Strength Cond Res. 2026 Sep 23. doi: 10.1519/JSC.0000000000005656) gli autori hanno analizzato il contributo dei parametri biomeccanici utilizzati dagli allenatori di sprint di alto livello alla prestazione nella fase lanciata e al miglior tempo stagionale.
Lo studio adotta un disegno sperimentale trasversale (cross-sectional) condotto all’interno di un impianto indoor certificato.
La misurazione è stata eseguita lungo una corsia strumentata di 60 metri, focalizzando la raccolta dati nella finestra compresa tra il 30° e il 50° metro (la fase lanciata).
Sono stati selezionati 8 velocisti maschi (età: 21,72±3,86 anni; massa corporea: 73,41 ±7,77 kg; altezza: 1,79 ±0,08 m; lunghezza arto inferiore: 0,91 ± 0,05 m).
Tempo stagionale sui 100 metri (Season’s Best Running Time, SBRT) pari a 11,02 ±0,47 secondi (con un range compreso tra 9,97 e 11,74 secondi).
I ricercatori hanno integrato tre sistemi di rilevamento per sincronizzare dati temporali, cinematici e cinetici:
- Sistema di Motion Capture 3D:
- 10 telecamere operative ad una frequenza di campionamento di 250 Hz, posizionate su una struttura rigida attorno alla corsia strumentata
- 22 marker riflettenti applicati su precisi punti di riferimento anatomici (tra cui C7, acromion, ASIS, PSIS, sacro, grande trocantere, epicondilo laterale del femore, testa della fibula, malleolo laterale, calcagno e testa del 5° metatarso)
- Piattaforme Dinamometriche (Cinetica):
- 7 piattaforme di forza incassate direttamente nel tracciato di corsa
- Fotocellule (Tempi di percorrenza):
- 3 fotocellule collocate rispettivamente a 30, 40 e 50 metri per rilevare il tempo di volo/fase lanciata (Flying Time, FT)
Il protocollo di prova era formato da:
- Riscaldamento: gli atleti hanno svolto 45 minuti di riscaldamento autoselezionato per replicare la propria routine pre-gara abituale e preservare la validità ecologica del test
- Esecuzione: gli atleti hanno eseguito 2 sprint massimali sui 60 metri partendo da una posizione eretta (standing start) e indossando le proprie scarpe chiodate
- Recupero: è stato previsto un intervallo di 6 minuti di riposo tra i due sprint per minimizzare l’affaticamento
i parametri biomeccanici rilevati nella fase lanciata (tra il 30° e il 50° metro) sono stati suddivisi in quattro categorie principali, a cui si aggiungono le due variabili dipendenti utilizzate per valutare la prestazione.
I parametri temporali hanno misurato le fasi temporali del ciclo di corsa e la frequenza dei passi:
- Tempo di contatto: la durata dell’appoggio del piede a terra, dal contatto del piede con il suolo (foot-strike, FS) al suo distacco dal suolo (foot-off, FO)
- Tempo di volo / sospensione: il tempo intercorrente tra FO e il successivo FS dello stesso arto
- Cadenza del passo e della falcata: il numero di passi o falcate al secondo
- Tempi di oscillazione della coscia:
- Tempo di flessione iniziale (Early flexion time): tempo per spostare la coscia dal FO al fase intermedia dell’appoggio controlaterale
- Tempo di flessione completa (Full flexion time): tempo dal FO alla massima altezza del ginocchio (maximum knee height, MKH) ipsilaterale
- Tempo di estensione iniziale (Early extension time): tempo dal MKH al successivo FS ipsilaterale
I parametri spaziali hanno descritto le distanze e gli spostamenti geometrici del corpo:
- Lunghezza del passo: distanza tra il contatto di un piede e quello del piede opposto, analizzata sia in valore assoluto (metri) sia normalizzata rispetto alla lunghezza dell’arto inferiore
- Lunghezza della falcata: distanza tra due contatti consecutivi dello stesso piede, sia assoluta sia normalizzata
- Spostamento orizzontale dell’anca: distanza orizzontale tra il grande trocantere e la testa del 5° metatarso al momento dello stacco
- Escursione verticale del bacino: massimo spostamento verticale del punto medio del bacino durante la falcata
I parametri cinematici hanno analizzato gli angoli articolari e le velocità angolari nel piano sagittale durante momenti chiave della falcata:
- Angolo di spinta: angolo assoluto tra l’asse orizzontale e la linea che unisce grande trocantere e malleolo laterale al momento dello stacco
- Angolo di supporto: angolo relativo tra coscia e gamba (flessione del ginocchio) durante la fase intermedia dell’appoggio (midstance)
- Angoli al punto di massima altezza del ginocchio:
- Angolo della coscia rispetto all’orizzontale: angolo assoluto della coscia rispetto all’orizzontale
- Angolo della gamba rispetto alla verticale: angolo assoluto della gamba rispetto alla verticale
- Angolo della caviglia: angolo relativo tra gamba e piede (caviglia)
- Angoli e velocità angolari della coscia: ampiezze angolari e velocità di rotazione della coscia nelle fasi di flessione iniziale, flessione completa ed estensione iniziale
I parametri cinetici hanno misurato le forze di reazione al suolo (GRF) e i relativi impulsi generati durante la fase di appoggio, normalizzati rispetto al peso corporeo del soggetto:
- Impulso di frenata: integrale temporale delle forze orizzontali negative (frenanti) durante l’appoggio
- Impulso propulsivo: integrale temporale delle forze orizzontali positive (propulsive)
- Impulso orizzontale netto: differenza/somma algebrica tra impulso propulsivo e di frenata
- Impulso verticale: integrale temporale della forza verticale applicata a terra
- Forza verticale massima: il valore di picco della forza verticale applicata al suolo
- Forza orizzontale massima: il valore di picco della forza orizzontale
Infine, sono state utilizzate come variabili di riferimento nei modelli di regressione statistica indicatori di prestazione (variabili dipendenti).
In particolare:
- Tempo sui 20 metri lanciati: rilevato dalle fotocellule tra il 30° e il 50° metro. Isola ed esamina esclusivamente la capacità dell’atleta di esprimere e sostenere la massima velocità costante, escludendo le fasi di partenza e accelerazione
- Miglior tempo stagionale sui 100 metri (SBRT): il primato personale dell’atleta registrato nei due mesi precedenti. Esprime la prestazione globale e complessiva dell’atleta sui 100 metri, integrando l’efficienza di tutte le fasi della corsa: partenza dai blocchi, accelerazione, velocità massima lanciata e decelerazione finale
In pratica, mentre il primo parametro misura l’efficienza meccanica pura della corsa alla massima velocità, il SBRT riflette l’abilità agonistica complessiva del velocista sull’intera distanza di gara.
Dall’analisi di regressione lineare multipla condotta nello studio emerge chiaramente che i parametri cinetici sono i predittori in assoluto più forti e robusti della prestazione nella fase lanciata e del tempo sui 100 metri.
Nel modello combinato complessivo per il miglior tempo stagionale sui 100 metri (SBRT), due variabili cinetiche sono risultate i predittori chiave, arrivando a spiegare oltre il 60% della varianza della prestazione:
- Minore impulso di frenata: la capacità di minimizzare le forze orizzontali negative all’impatto con il terreno per evitare perdite di velocità
- Maggiore forza verticale massima: la capacità di applicare un picco elevato di forza verticale al suolo nella brevissima frazione di secondo del contatto
Insieme, questi due fattori definiscono il profilo dell’atleta d’élite sintetizzato nello studio con il principio “spingere di più (in verticale), frenare di meno (in orizzontale)”.
Analizzando le singole categorie biomeccaniche separatamente nei modelli per il tempo stagionale sui 100 metri, sono emersi i seguenti fattori predittivi:
- Parametri Spaziali: la lunghezza della falcata e lo spostamento orizzontale dell’anca
- Parametri Temporali: il tempo di contatto con il suolo
- Parametri Cinematici: l’angolo di supporto (ovvero l’angolo di flessione del ginocchio nel punto medio dell’appoggio) è stato l’unico parametro cinematico significativo. Valori più bassi (più acuti) dell’angolo di supporto sono risultati ottimali e direttamente associati a prestazioni superiori
Considerando nello specifico il tempo di percorrenza nei 20 metri lanciati (tra il 30° e il 50° metro), i predittori significativi emersi dal modello combinato finale sono stati:
- Lunghezza della falcata
- Impulso di frenata
In conclusione, i risultati dello studio evidenziano che la capacità di applicare forza al suolo prevale sulla tecnica di corsa nel determinare la prestazione sia nella fase lanciata sia nel tempo totale sui 100 metri.
I punti chiave emersi dall’analisi sono:
- Dominanza dei fattori cinetici: L’impulso di frenata e la forza verticale massima rappresentano i predittori in assoluto più forti, spiegando oltre il 60% della varianza del miglior tempo stagionale (SBRT)
- Determinanti della velocità lanciata (FT 30–50 m): Per il tempo di percorrenza nei 20 metri lanciati, gli unici fattori predittivi significativi emersi dal modello combinato sono stati la lunghezza della falcata e l’impulso di frenata
- Marginalità della cinematica: La maggior parte dei parametri cinematici e angolari non ha mostrato un’associazione diretta con la prestazione. L’unica eccezione rilevante è l’angolo di supporto nella fase intermedia dell’appoggio, che è risultato significativamente più ridotto e rigido negli atleti più veloci rispetto ai meno veloci
Quando piattaforme di forza non sono disponibili, la lunghezza della falcata, il tempo di contatto e l’angolo di supporto costituiscono i tre surrogati pratici più affidabili per la valutazione sul campo, sebbene possiedano una capacità predittiva inferiore rispetto alle misurazioni cinetiche dirette.

