Caldo estremo: perché l’età cambia la nostra capacità di resistere

Caldo estremo: perché l’età cambia la nostra capacità di resistere

L’aumento delle ondate di calore dovuto ai cambiamenti climatici, insieme all’invecchiamento globale della popolazione, sta amplificando il rischio di morbilità e mortalità legate al caldo.

Gli anziani sono tradizionalmente considerati più vulnerabili allo stress termico, come mostrano sia dati epidemiologici sia studi di laboratorio, e la mortalità correlata al caldo è cresciuta del 63% dagli anni ’90.

Questa vulnerabilità non dipende solo dall’ambiente, ma anche dal declino fisiologico legato all’età, in particolare della capacità di dissipare calore: la sudorazione e il flusso sanguigno cutaneo iniziano a ridursi già dalla terza-quarta decade di vita, suggerendo che la suscettibilità al caldo non emerga improvvisamente in età avanzata, ma progredisca lungo tutto l’arco adulto.

Le strategie di raffreddamento acute (ventilatori, immersione dei piedi, indumenti bagnati) offrono sollievo temporaneo, ma non risolvono il problema di fondo.

Un approccio complementare è potenziare la resilienza fisiologica attraverso l’attività fisica regolare e un buon livello di fitness cardiorespiratorio, entrambi associati a migliori risposte cardiovascolari e termoregolatorie durante il caldo, oltre che a benefici cognitivi e di longevità.

Tuttavia, la maggior parte degli studi precedenti ha valutato esposizioni brevi (∼1 h), spesso in giovani adulti, limitando la comprensione delle risposte durante esposizioni prolungate e realistiche, soprattutto negli anziani.

Il caldo estremo non compromette solo la termoregolazione, ma anche la prestazione cognitiva, influenzando attenzione, memoria ed esecutivo, con potenziali ricadute sulla capacità di prendere decisioni adeguate durante le ondate di calore.

Gli anziani sembrano più suscettibili a questi deficit, ma le evidenze sono eterogenee e spesso basate su esposizioni brevi o su livelli di attività fisica auto-riferiti.

Nello studio di Brown et al. (J Appl Physiol (1985). 2026 Jun 1;140(6):1721-1731. doi: 10.1152/japplphysiol.00105.2026) gli autori hanno valutato come età, fitness cardiorespiratorio e attività fisica abituale influenzino la risposta termica e cognitiva durante una prolungata esposizione a caldo estremo.

Sono stati selezionati sessantuno soggetti (27 donne), di cui 25 giovani (18-39 anni), 16 di mezza età (40-64 anni) e 20 anziani (>65 anni).

Lo studio ha previsto tre visite di laboratorio, progettate per caratterizzare in modo completo lo stato fisiologico dei partecipanti e misurare le risposte durante un’esposizione prolungata a caldo estremo.

Nella visita preliminare i soggetti hanno familiarizzato con strumenti e procedure e svolto un test cardiorespiratorio (test incrementale su treadmill in ambiente temperato per determinare VO₂picco e il carico corrispondente a 3 METs, scelto per simulare attività quotidiane).

Durante la seconda visita, in condizioni di digiuno, ogni partecipante ha effettuato una scansione DXA per valutare la composizione corporea.

Infine, durante la terza visita si è svolto il protocollo sperimentale che prevedeva un’esposizione al caldo estremo per 6 ore.

In particolare, la procedura principale prevedeva:

  • ingresso in laboratorio tra le 07:00 e le 09:00
  • controllo dell’idratazione tramite peso specifico urinario (USG) ed eventuale pre-idratazione
  • strumentazione:
    • termistore rettale per misurare la temperatura rettale Tᵣₑ
    • quattro sensori cutanei fissati con nastro adesivo al petto, alla parte laterale del bicipite, alla parte anteriore della coscia e alla parte anteriore del polpaccio. per stimare la temperatura media della pelle Tₛₖ
    • fascia cardiofrequenzimetro
  • ingresso in camera ambientale a 43°C, 25% umidità relativa, senza ventilazione forzata o fonti di calore radianti (queste condizioni ambientali sono state scelte per rispecchiare il picco di 6 ore nei giorni di caldo estremo nel territorio australiano).
  • protocollo di 6 ore composto da 50 min seduti + 10 min camminata a 3 METs ogni ora
  • idratazione standardizzata (4 mL·kg⁻¹·h⁻¹, con possibilità di integrazione)
  • misure di sudorazione locale ogni 90 minuti
  • possibilità di usare un urinale portatile o brevi pause per il bagno
  • pasto standardizzato consumato durante l’esposizione
  • pesata finale per calcolare la sudorazione totale

Test cognitivi (NIH Toolbox: memoria episodica, attenzione/esecutivo, velocità di elaborazione, ragionamento visivo) sono stati eseguiti:

  • prima dell’ingresso in camera
  • dopo 5h30’ di esposizione al caldo

Per 7 giorni prima della prova, i partecipanti hanno indossato un accelerometro triassiale per quantificare in modo oggettivo i minuti settimanali di attività fisica da moderata a vigorosa.

I risultati hanno evidenziato che sebbene l’età non sia risultata associata alla temperatura basale o a quella finale, l’aumento della Tᵣₑ è cresciuto significativamente con l’avanzare degli anni, con un incremento di 0,08°C per ogni decennio di vita.

Il sesso non ha mostrato alcuna associazione con le risposte della Tᵣₑ.

L’invecchiamento è stato associato a frequenze cardiache inferiori sia a riposo che al termine dell’esposizione, ma l’entità dell’aumento della frequenza cardiaca durante il test non è variata in base all’età o al sesso.

Il tasso di sudorazione dell’intero corpo è diminuito significativamente con l’età (riduzione di 6 g·m⁻²·h⁻¹ per decennio), mentre non sono state notate differenze nella sudorazione locale (schiena o avambraccio).

Per quanto riguarda la temperatura cutanea, questa è risultata più alta nelle donne (di circa 0,3°C), ma non è stata influenzata dall’età.

L’assunzione di liquidi, normalizzata per la massa corporea, è risultata inferiore nei partecipanti più anziani durante le 6 ore di test.

Un aumento di dieci anni di età è stato associato a prestazioni inferiori in tutti i domini cognitivi (memoria episodica, funzioni esecutive, velocità di elaborazione e ragionamento), sia prima che dopo l’esposizione al calore.

Durante lo studio, ai partecipanti è stata fornita acqua regolarmente (4 mL/kg ogni ora), limitando la perdita di massa corporea allo 0,5%.

Questa strategia di “euidratazione” è considerata fondamentale per aver preservato la funzione cognitiva e la capacità decisionale durante l’esposizione.

Questo suggerisce che il declino sia legato all’invecchiamento naturale e non specificamente aggravato dallo stress termico subito durante lo studio.

Il sesso non ha influenzato i risultati dei test cognitivi.

Inoltre, l’efficienza cardiorespiratoria (VO2picco) migliora sudorazione e stabilità cardiovascolare, e sostiene la velocità di elaborazione cognitiva, ma non riduce l’aumento della temperatura centrale durante il caldo estremo né compensa l’effetto dell’età sulla termoregolazione.

L’attività fisica moderata-vigorosa settimanale mostra effetti fisiologici minimi durante il caldo estremo, senza migliorare termoregolazione o carico cardiovascolare, ma è associata a un piccolo vantaggio nella velocità di elaborazione cognitiva.

La vulnerabilità al calore non è una condizione esclusiva della vecchiaia avanzata, ma un processo che matura gradualmente.

Le strategie di sanità pubblica non dovrebbero mirare solo agli ultrasessantacinquenni, poiché la ridotta tolleranza al calore è evidente già nella mezza età.

Sebbene l’esercizio fisico migliori la sudorazione e la salute cardiovascolare, non può eliminare completamente i rischi termici associati all’invecchiamento.

Il mantenimento dell’idratazione emerge come la difesa più efficace per proteggere le funzioni cerebrali durante periodi prolungati di calore estremo.

Sicuramente, è necessaria ulteriore ricerca per comprendere l’effetto cumulativo di esposizioni di più giorni (ondate di calore reali) e per valutare individui con livelli di attività fisica più bassi o con patologie croniche.

In sintesi, l’articolo mostra che la capacità di tollerare il caldo estremo peggiora progressivamente con l’età: la temperatura corporea sale di più e si suda meno, rendendo gli adulti più anziani fisiologicamente più vulnerabili. La buona forma fisica aiuta il cuore a lavorare meglio e aumenta un po’ la sudorazione, ma non impedisce alla temperatura interna di crescere durante il caldo intenso. L’attività fisica abituale ha effetti minimi sulla tolleranza al caldo, anche se può favorire una migliore velocità mentale. Nonostante le condizioni estreme, la funzione cognitiva rimane stabile grazie alla corretta idratazione. L’età è il fattore che pesa di più, mentre fitness e attività fisica offrono benefici parziali ma non eliminano il rischio.