Gli esercizi unilaterali della catena posteriore migliorano davvero l’equilibrio?

Gli esercizi unilaterali della catena posteriore migliorano davvero l’equilibrio?

Il controllo posturale è un aspetto cruciale della mobilità funzionale e dell’indipendenza, soprattutto nella popolazione anziana.

Con l’avanzare dell’età, l’integrazione degli input sensoriali e la coordinazione neuromuscolare generalmente diminuiscono, portando ad un aumento dell’oscillazione posturale e ad un maggiore rischio di cadute.

Negli anziani, l’oscillazione medio-laterale è stata riconosciuta come un fattore significativo che contribuisce all’instabilità, in particolare in risposta a perturbazioni laterali.

Poiché negli anziani le cadute rappresentano una delle principali cause di ricovero ospedaliero e di morte per lesioni, l’individuazione di interventi mirati ed efficaci rimane una priorità di salute pubblica.

Una strategia per l’allenamento alla prevenzione delle cadute è l’allenamento dell’equilibrio basato sulle perturbazioni (PBT, perturbation-based balance training), che ha dimostrato una forte efficacia nel migliorare l’equilibrio reattivo e ridurre il rischio di cadute.

La sua implementazione pratica rimane limitata da diversi vincoli logistici e psicologici.

I protocolli PBT si basano in genere su attrezzature costose e specializzate, come tapis roulant strumentati o piattaforme mobili, in combinazione con sistemi di imbracatura aerea e personale qualificato per somministrare in sicurezza perturbazioni di elevata entità e specifiche per il compito.

Questi requisiti introducono notevoli ostacoli in termini di costi, infrastrutture e complessità operativa, in particolare in contesti comunitari o non clinici.

Date queste difficoltà, vi è una crescente necessità di strategie alternative che replichino i benefici neuromuscolari dell’allenamento basato sulle perturbazioni, offrendo al contempo maggiore fattibilità e un minore onere di implementazione.

Recenti studi suggeriscono che l’allenamento su un singolo arto è efficace nel migliorare il controllo posturale negli adulti sani.

Una recente revisione sistematica che ha analizzato 13 studi su protocolli di allenamento dell’equilibrio unilaterali ha dimostrato:

  • un miglioramento dell’equilibrio, anche quando le sessioni erano molto brevi (10–15 minuti) o molto lunghe (fino a 390 minuti totali)
  • gli effetti si trasferiscono anche all’arto non allenato (cross-education), cioè migliorano sia il lato allenato sia quello opposto
  • i miglioramenti emergono in diversi tipi di test, suggerendo adattamenti sia periferici (neuromuscolari) sia centrali (corticali)

Tuttavia, gli attuali programmi di allenamento (esercizi di equilibrio generici, forza degli arti inferiori…) trattano gli arti come se avessero lo stesso ruolo.

Questo è sorprendente, perché il controllo posturale è intrinsecamente asimmetrico.

Infatti, durante il controllo posturale un arto è di supporto (sostiene il peso), mentre l’altro è non-supportivo (contribuisce al controllo fine, alla modulazione del centro di massa, alla gestione delle perturbazioni).

Il sistema nervoso gestisce i due arti in modo diverso.

La letteratura mostra:

  • attivazioni muscolari differenti
  • strategie di controllo motorio distinte
  • pattern di attivazione corticale asimmetrici durante compiti di equilibrio

Le perturbazioni reali sono quasi sempre asimmetriche.

Cadute, inciampi, cambi di direzione, perturbazioni esterne: tutto ciò richiede risposte unilaterali, non simmetriche.

Pochi studi hanno indagato cosa succede se si allena specificamente l’arto non-supportivo, ad esempio con esercizi contro resistenza mirati.

Nello studio di Kabalkin et al. (Int J Exerc Sci., 2026 19(1):1002. DOI: 10.70252/IJES2026102) gli autori hanno studiato gli effetti di un programma di allenamento contro resistenza unilaterale della catena posteriore della durata di quattro settimane, mirato all’arto non supportivo, sulle misure di equilibrio dinamico e statico.

Sono stati selezionati 27 soggetti (10 donne e 17 uomini; 45,8 ± 4,4 e 45,3 ± 4,7 anni, rispettivamente), che svolgevano regolarmente almeno 150 minuti di attività fisica di intensità moderata a settimana.

Lo studio ha utilizzato un solo gruppo di partecipanti (nessun gruppo di controllo), a cui sono state eseguite misurazioni ripetute in tre momenti temporali distinti.

Le tre valutazioni sono state:

PRE

  • Prima misurazione
  • Rappresenta lo stato iniziale dei partecipanti prima di qualsiasi influenza controllata

PRE1 (14 giorni dopo)

  • I partecipanti continuano la loro normale routine di allenamento (150 min/settimana di attività aerobica moderata ed esercizi di resistenza leggera)
  • Serve a misurare gli adattamenti naturali dovuti all’attività abituale

PRE1 permette di distinguere cambiamenti spontanei dovuti alla vita quotidiana dagli effetti specifici dell’intervento sperimentale.

In altre parole: PRE → PRE1 misura la “deriva naturale” dell’equilibrio.

POST  (Post-intervento)

  • Misurazione finale dopo il programma di allenamento unilaterale dinamico
  • Confrontando POST con PRE1 si isolano gli effetti reali dell’intervento

Le prestazioni di equilibrio dinamico e statico sono state valutate utilizzando sia lo Y Balance Test (YBT) che la posturografia (attraverso una pedana computerizzata che risponde a precise norme internazionali di costruzione, sensibilità e taratura utilizzata per valutare gli spostamenti del centro di pressione, CoP).

Il controllo posturale durante le condizioni dinamiche è stato valutato utilizzando lo YBT.

I parametri dinamici analizzati includevano le distanze di raggiungimento normalizzate (% della lunghezza dell’arto) nelle direzioni anteriore, posteromediale e posterolaterale, nonché un punteggio composito (%) calcolato per ciascun arto (media tra le tre direzioni) che rappresenta un indice complessivo della prestazione di equilibrio dinamico.

Il controllo posturale in condizioni statiche è stato valutato utilizzando la posturografia.

I partecipanti hanno completato la valutazione a piedi nudi in otto condizioni sensoriali standardizzate, ciascuna progettata per stimolare diverse componenti del sistema di controllo posturale, inclusi input visivi, vestibolari e somatosensoriali.

Ogni condizione durava 32 s e includeva varianti come stare in piedi con gli occhi aperti e chiusi su una superficie rigida, stare in piedi con gli occhi aperti e chiusi su una superficie di gommapiuma e stare in piedi con gli occhi chiusi e la testa ruotata in quattro diverse direzioni.

I parametri statici analizzati includevano:

  • Oscillazione Totale (ST), che rappresenta i movimenti totali del CoP durante il test e, di conseguenza, la stabilità posturale complessiva
  • Oscillazione Medio-Laterale (TETLEFT, percentuale di oscillazione attribuita al piede sinistro) che riflette le oscillazioni laterali del CoP
  • Oscillazione Anteriore-Posteriore (HEEL) che indica le oscillazioni antero-posteriori del CoP

Come è stato determinato, per ogni partecipante, l’arto non‑supportivo, cioè quello con minore controllo posturale, che sarebbe poi stato allenato nel protocollo unilaterale?

La procedura è stata eseguita in due fasi, usando prima i dati statici e, se necessario, i dati dinamici.

Per la prima fase, i dati utilizzati sono stati:

  • oscillazione del CoP media sulle otto posizioni standardizzate ottenute durante il TETLEFT, raccolti durante PRE e PRE1

Se il TETLEFT era maggiore del 50% (il piede sinistro contribuiva maggiormente all’oscillazione, quindi era più instabile), allora l’arto sinistro veniva classificato come supportivo, e quindi il destro come non‑supportivo.

Quando i dati della posturografia erano inconsistenti o inconcludenti, si osservava il Composite Score (%) del YBT. L’arto con performance dinamica più bassa in entrambi i punti temporali veniva classificata come non‑supportivo (arto più debole), l’altra come supportivo.

Il protocollo di intervento è stato progettato per rafforzare progressivamente l’arto non supportivo, con particolare attenzione ai muscoli di controllo posturale, in particolare i muscoli ischiocrurali mediali (semitendinoso).

L’intervento consisteva nel eseguire l’esercizio di stacchi rumeni unilaterali su arto singolo (SLRD), per quattro settimane, con due sessioni a settimana, ciascuna della durata di circa 15-20 minuti.

Durante l’esercizio SLRD, i soggetti si posizionavano sull’arto non supportivo, mantenendo il ginocchio leggermente piegato.

Da questa posizione, flettevano l’anca, abbassavano la parte superiore del corpo estendendo l’arto controlaterale all’indietro, mantenendo una linea retta dalla testa al tallone fino a quando il busto non era parallelo al terreno.

I partecipanti tornavano quindi in posizione eretta attivando i muscoli posteriori della coscia e il grande gluteo dell’arto di appoggio.

L’allenamento ha seguito un modello di sovraccarico progressivo, con serie e ripetizioni che aumentavano settimanalmente in base alla resistenza fornita del peso corporeo.

L’analisi statistica ha utilizzato due approcci separati.

Analisi iniziale (basata su ruolo funzionale)

Questa analisi ha confrontato l’arto allenato vs. arto non allenato. Valutare l’effetto specifico dell’intervento unilaterale. In altre parole: allenare un solo arto produce miglioramenti misurabili rispetto all’altro?

Risponde alla domanda centrale dello studio: l’allenamento unilaterale della catena posteriore agisce come perturbazione capace di migliorare il controllo posturale?

Seconda analisi (basata su anatomia)

Qui il confronto è tra arto sinistro vs. destro.

Serve a capire se esistono asimmetrie intrinseche tra lato sinistro e destro, indipendenti dal fatto che un arto sia stato allenato o meno.

I risultati hanno evidenziato, per la prima analisi, nessun effetto significativo del tempo (PRE, PRE1, POST) su nessuna variabile di equilibrio dinamico o statico, né sull’arto allenato né in quella non allenato.

L’allenamento unilaterale della catena posteriore non ha prodotto miglioramenti misurabili né nell’arto allenato né in quello non allenato, quando gli arti vengono considerate in base al loro ruolo funzionale (supportivo e non supportivo).

Per la seconda analisi, quando gli arti vengono analizzate come “sinistro vs destro”, indipendentemente da quale sia stato allenato, emergono miglioramenti significativi nell’equilibrio dinamico.

Lo studio ha mostrato che un programma di allenamento unilaterale della catena posteriore, mirato all’arto non supportivo, non ha prodotto miglioramenti significativi quando le analisi sono state condotte in base al ruolo funzionale degli arti (supportivo vs non‑supportivo).

Questo suggerisce che l’intervento non ha generato adattamenti specifici nell’arto allenato né effetti di cross‑education misurabili attraverso le metriche statiche e dinamiche utilizzate.

Tuttavia, quando i dati sono stati rianalizzati secondo una classificazione anatomica (arto sinistro vs destro), sono emersi miglioramenti significativi in direzione posterolaterale del YBT per entrambi gli arti.

Questo risultato indica che l’allenamento ha indotto adattamenti direzione‑specifici e potenzialmente bilaterali, indipendentemente da quale arto fosse stato allenato.

L’assenza di cambiamenti nella stabilità statica suggerisce che l’intervento abbia influenzato soprattutto componenti dinamiche del controllo posturale, probabilmente legate a adattamenti neuromuscolari piuttosto che a modifiche del controllo posturale statico.

Nel complesso, i risultati supportano l’idea che esercizi unilaterali della catena posteriore possano agire come stimoli di perturbazione, capaci di migliorare aspetti specifici dell’equilibrio dinamico.

In sintesi, lo studio suggerisce che esercizi unilaterali della catena posteriore possono essere una strategia utile per migliorare l’equilibrio negli adulti di mezza età, ma gli effetti non sono così specifici come ci si potrebbe aspettare. L’equilibrio migliora, ma in modo più generale e meno “mirato” all’arto allenato.