Un controllo posturale compromesso è uno dei principali fattori che contribuiscono al rischio di cadute.
Ogni anno, il 20%-30% degli adulti di età superiore ai 65 anni subisce una caduta, rendendo le cadute la principale causa di ospedalizzazione, morbilità e mortalità correlate a lesioni.
In posizione eretta, il corpo funziona come un pendolo invertito con perno alla caviglia.
Poiché il centro di massa (COM) è leggermente spostato in avanti rispetto al centro di rotazione dell’articolazione, la gravità crea un momento che spinge il corpo a cadere in avanti.
Per mantenere l’equilibrio, i muscoli flessori plantari devono generare un momento opposto e continuo.
Questo momento deriva da proprietà passive dei tessuti, contrazioni muscolari attive e risposte mediate da riflessi.
Mentre i gastrocnemi mediale e laterale biarticolari contribuiscono sia alla flessione plantare che alla flessione del ginocchio, il soleo monoarticolare è meccanicamente specializzato per generare momenti di flessione plantare sostenuti a bassa intensità durante la stazione eretta, il che lo rende particolarmente a mantenere la stabilità posturale.
Tra i muscoli flessori plantari, il soleo contribuisce in misura maggiore alla forza attiva durante la stazione eretta grazie alla sua ampia area di sezione trasversale fisiologica e all’elevata percentuale di fibre di tipo I (circa l’80%).
Questa composizione rende il soleo altamente resistente alla fatica, ideale per il mantenimento della stabilità posturale.
Al contrario, i gastrocnemi, con una composizione di fibre più mista (circa il 57% di tipo I), sono più adatti per correzioni di equilibrio reattive intermittenti e ad alta forza.
Il soleo svolge quindi un ruolo più importante durante la stazione eretta, mentre i gastrocnemi sono fondamentali per rispondere a perturbazioni improvvise dell’equilibrio.
L’unità muscolo‑tendinea del soleo contribuisce anche passivamente alla stabilità: le sue fibre corte e lente, in serie con un lungo tendine d’Achille molto compliante, possono attenuare le piccole perturbazioni posturali.
Questa configurazione permette al muscolo di rimanere quasi isometrico durante i piccoli oscillamenti del corpo, filtrando le variazioni rapide e riducendo la necessità di correzioni attive.
Al contrario, con un tendine più rigido, qualsiasi movimento del corpo verrebbe percepito più direttamente dalle fibre muscolari stesse, poiché le forze verrebbero trasmesse loro in modo più diretto.
Con l’invecchiamento, il declino della rigidità tendinea, insieme o indipendentemente dal declino della forza muscolare correlato all’età, riduce la grandezza del momento di flessione plantare nel controllare la stabilità posturale, aumentando il rischio di cadute.
Preservare la forza del soleo e la rigidità tendinea può quindi contribuire a compensare questi deficit meccanici negli anziani.
Le vie neurali completano queste caratteristiche meccaniche, fornendo una modulazione rapida e riflessa in risposta a perturbazioni interne ed esterne.
Il soleo è particolarmente adatto al controllo posturale riflesso grazie alla sua attivazione tonica, alla bassa soglia di reclutamento e all’elevato guadagno riflesso (quanto forte e quanto rapidamente un riflesso muscolare risponde ad uno stimolo sensoriale).
Tuttavia, l’invecchiamento altera queste vie riflesse, portando ad un’attivazione ritardata, a una modulazione ridotta e ad una minore adattabilità, fattori che contribuiscono tutti ad aumentare il rischio di caduta.
Insieme, i meccanismi meccanici e riflessi del soleo possono mediare l’oscillazione posturale per prevenire queste cadute.
Nello studio di Fletcher et al. (Front Physiol. 2026 Jan 7; 16:1743559. doi: 10.3389/fphys.2025.1743559), gli autori hanno riassunto le evidenze relative al contributo neuromuscolare del muscolo soleo alla stabilità posturale e illustrato come queste funzioni diminuiscano con l’età.
Il muscolo soleo funzioni come una sorta di “tutore meccanico” che stabilizza l’equilibrio durante la stazione eretta e contribuisce alla prevenzione delle cadute, soprattutto negli anziani.
Gli autori sostengono che il soleo è un punto di convergenza tra:
- biomeccanica
- controllo neurale
- invecchiamento
Ne risulta che il soleo non è solo “uno dei flessori plantari”, ma un organo di stabilità: quando le sue proprietà meccaniche e legate ai riflessi si degradano, la capacità di mantenere e recuperare l’equilibrio crolla, e il rischio di caduta aumenta.
Meccanica e controllo neurale non sono separabili:
- meccanicamente, il soleo:
- genera un momento plantare tonico che contrasta il fatto che il centro di massa è anteriore alla caviglia
- sfrutta un tendine d’Achille lungo e complinate per filtrare le perturbazioni e mantenere il muscolo vicino a condizioni quasi isometriche
-
- contribuisce alla stiffness della caviglia, riducendo la necessità di co-contrazione energeticamente costosa
- neuralmente, il soleo:
- è fortemente connesso a vie spinali, cutanee, vestibolari e transcorticali
- mostra un guadagno riflesso elevato, che consente risposte rapide alle perturbazioni
-
- nei soggetti con buon controllo posturale, questo guadagno è modulabile, non semplicemente “alto”
Riguardo al primo punto, le vie spinali forniscono la risposta più rapida e automatica alle oscillazioni del corpo.
Sono basate sull’attività dei fusi neuromuscolari del soleo, particolarmente abbondanti (più del gastrocnemio).
Il soleo può “sentire” immediatamente anche piccole oscillazioni e rispondere con un aumento riflesso della forza plantare.
Le vie cutanee (afferenti della pianta del piede) forniscono informazioni su pressione, contatto, sollecitazioni di taglio e micro‑perturbazioni sotto il piede.
Le afferenze cutanee della pianta del piede hanno forte sinapsi diretta sui motoneuroni del soleo.
Il soleo usa la “mappa sensoriale” del piede per modulare la sua attivazione in base a dove e come il piede interagisce con il suolo.
Le vie vestibolari informano il sistema motorio su accelerazioni della testa e orientamento rispetto alla gravità.
Il soleo mostra risposte vestibolari robuste e direzionali, più marcate rispetto ad altri muscoli distali.
Il soleo contribuisce a stabilizzare il corpo quando la testa si muove o quando il sistema vestibolare rileva instabilità.
Infine, le vie transcorticali forniscono correzioni più lente ma intelligenti, contestuali e adattabili.
Il soleo non risponde solo “automaticamente”: può adattare la risposta riflessa al contesto, integrando informazioni cognitive e sensoriali.
Perché questa convergenza è unica nel soleo?
Il soleo è tonicamente attivo, ha bassa soglia di reclutamento e alto guadagno riflesso.
Nessun altro muscolo distale mostra un’integrazione così ricca e continua.
Con l’invecchiamento si assiste ad un declino coerente e parallelo in tutte queste vie:
- ↓ sensibilità cutanea
- ↓ ampiezza e modulazione dei riflessi spinali
- ↓ guadagno vestibolare
- ↓ velocità e adattabilità dei riflessi transcorticali
Il risultato è un soleo meno sensibile, meno rapido e meno adattabile, con impatto diretto sul rischio di caduta.
In conclusione, il soleo è particolarmente adatto a sostenere la stabilità posturale grazie al suo profilo resistente alla fatica, all’ampia area di sezione trasversale e alla forte connettività riflessa.
L’invecchiamento degrada sia le caratteristiche meccaniche (rigidità tendinea, RTD) che neurali (modulazione riflessa, velocità di conduzione) ed esacerba la fatica dei muscoli antagonisti, diminuendo sia il ruolo stabilizzante del soleo sia la rigidità articolare attiva attraverso la co-contrazione agonista-antagonista.
Il muscolo soleo, resistente alla fatica, può rimanere attivo per lunghi periodi, mentre il suo antagonista principale, il tibiale anteriore, si affatica più facilmente.
Questa asimmetria può influenzare la durata della co-contrazione, riducendo l’efficienza complessiva del controllo posturale.
Il soleo è un bersaglio dell’allenamento sottovalutato, ma potenzialmente potentissimo.
Gli autori suggeriscono che interventi efficaci dovrebbero mirare a:
- mantenere/recuperare la forza del soleo
- esercizi di flessione plantare in carico, lavoro specifico su ampiezze funzionali per la stazione eretta.
- migliorare la stiffness tendinea
- carichi relativamente elevati, contrazioni lente/isometriche prolungate, protocolli noti per aumentare la stiffness del tendine d’Achille
- allenare la componente riflessa e la modulazione del guadagno
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- training con perturbazioni posturali controllate, superfici instabili, compiti dual-task, variazioni di contesto che obblighino il sistema a modulare e non solo ad “alzare il volume” del riflesso
L’idea forte è che non basta allenare genericamente questo muscolo: serve un allenamento che rispetti la sua specificità neuro meccanica in stazione eretta.

