Muscoli invisibili: il metodo innovativo che svela il vero declino fisico con l’età

Muscoli invisibili: il metodo innovativo che svela il vero declino fisico con l’età

La massa muscolare diminuisce con l’età, ma il tasso di declino e la sua relazione con la forza e le prestazioni rimangono oggetto di dibattito.

Gran parte di questo dibattito deriva da metodi che misurano la massa magra senza misurare direttamente la massa muscolare scheletrica totale del corpo.

La tomografia computerizzata (CT) e la risonanza magnetica (MRI) sono considerate gold standard per valutare la dimensione del muscolo e correlano con forza e performance, ma quantificano tipicamente solo l’area o il volume muscolare regionale e non distinguono in modo routinario le fibre muscolari contrattili dal tessuto connettivo o fibrotico intramuscolare.

Quindi, un muscolo può apparire “grande” in MRI/CT, ma una parte significativa del volume potrebbe essere tessuto non contrattile.

Inoltre, queste tecniche sono meno pratiche per l’uso clinico di routine.

Sebbene più accessibile, anche la massa magra dei tessuti molli (LST) derivata dall’assorbimetria a raggi X a doppia energia (DXA) include componenti non contrattili (cioè tessuto fibrotico e connettivo, organi, acqua corporea) ed è scarsamente associata agli esiti funzionali.

Il metodo della diluizione della D₃‑creatina (D₃Cr) è una tecnica diretta, non invasiva e accurata per misurare la massa muscolare contrattile totale nell’uomo.

Il metodo D₃Cr è una misura specifica del muscolo funzionale.

Si basa su un principio semplice: quasi tutto il creatinato corporeo (≈ 98%) è contenuto nel muscolo scheletrico.

Misurando come un piccolo tracciante di creatina marcata (D₃‑creatina) si diluisce nel pool corporeo, si può stimare la quantità totale di muscolo.

Valori più bassi di D₃Cr sono fortemente associati a ridotta forza, peggiori prestazioni fisiche e maggior rischio di esiti avversi negli uomini anziani, relazioni che, in generale, non emergono quando si utilizzano la LST da DXA o la LST appendicolare (ALST).

Nelle donne sono state osservate associazioni simili tra massa muscolare D₃Cr, funzione fisica e performance, sebbene i dati disponibili siano più limitati.

Rispetto al volume muscolare della coscia misurato con MRI, la massa muscolare D₃Cr mostra correlazioni positive analoghe con la forza e la potenza degli arti inferiori negli adulti più anziani.

Tuttavia, queste associazioni risultano lievemente più deboli rispetto a quelle osservate con il volume muscolare della coscia ottenuto tramite MRI.

La MRI rimane leggermente superiore quando si tratta di predire performance specifiche della coscia, perché misura direttamente il distretto anatomico coinvolto.

La differenza è minima, e questo rafforza l’idea che il metodo D₃Cr sia una valida alternativa non invasiva per valutare la muscolatura contrattile e la funzione fisica.

Le evidenze disponibili indicano che la massa muscolare stimata con il metodo D₃Cr è più strettamente associata alla forza e alla performance fisica negli adulti più anziani rispetto a quanto suggerito in passato dalle misure surrogate come la LST da DXA.

Questo implica che il contributo di una bassa massa muscolare al declino funzionale negli anziani potrebbe essere stato sistematicamente sottovalutato.

Nello studio di Hetherington-Rauth et al. (Age Ageing. 2026 Apr 4;55(4): afag088. doi: 10.1093/ageing/afag088) gli autori hanno analizzato la relazione tra la massa muscolare scheletrica e le capacità fisiche degli adulti in un arco temporale compreso tra i 30 e i 90 anni, utilizzando l’innovativo metodo della diluizione della D3-creatina.

La ricerca si basa sui dati dello studio longitudinale SOMMA (Study of Muscle, Mobility and Ageing), che ha reclutato 879 adulti di età pari o superiore a 70 anni, e della coorte SOMMA Jr., composta da 84 adulti tra i 30 e i 69 anni.

L’analisi finale ha incluso i partecipanti con dati completi sulla massa muscolare D₃ creatina per 826 anziani e 69 adulti più giovani.

Per la valutazione della massa muscolare sono state utilizzate due tecniche principali:

  • Risonanza Magnetica: per ottenere il volume muscolare della coscia
  • Diluizione della D3Cr: per misurare la massa muscolare scheletrica totale del corpo

Per la valutazione della funzione e delle prestazioni:

  • Forza e potenza: misurate tramite Leg Press (1-RM per la forza e test a diverse intensità per la potenza, 40%, 50%, 60% and 70% del 1-RM)
  • Prestazioni fisiche: valutate attraverso la velocità di cammino su un percorso di 4 metri e la fitness cardiorespiratoria (VO2picco) misurata con un test graduato su tapis roulant e analisi dei gas respiratori

I dati sono stati stratificati per sesso a causa delle differenze note nella composizione corporea e nelle prestazioni tra uomini e donne.

I ricercatori hanno utilizzato modelli di regressione lineare (includendo termini quadratici per tenere conto di eventuali relazioni non lineari) per modellare l’associazione tra età e i vari risultati.

I risultati evidenziano come l’invecchiamento sia associato ad una riduzione generalizzata di massa muscolare, forza e prestazioni fisiche in entrambi i sessi, sebbene con traiettorie e parallelismi differenti tra uomini e donne.

In particolare, nell’uomo:

  • Declino della massa D3Cr: le differenze trasversali nella massa muscolare D3Cr sono apparse già nei giovani adulti (30-49 anni) e sono diventate progressivamente più marcate nelle fasce d’età successive
  • Parallelismo con forza e cammino: le differenze percentuali annue della massa D3Cr hanno ricalcato strettamente quelle della forza degli arti inferiori e della velocità di cammino in tutte le fasi della vita
  • Divergenze: la potenza degli arti inferiori e il VO2picco hanno mostrato differenze legate all’età decisamente superiori rispetto alla massa D3Cr. Al contrario, il volume muscolare della coscia misurato tramite MRI ha mostrato differenze significativamente minori rispetto alla D3Cr

Nelle donne:

  • Stabilità del declino D3Cr: a differenza degli uomini, le differenze nella massa D3Cr nelle donne sono apparse presto e sono rimaste relativamente costanti nel corso della vita, senza mostrare la progressione marcata osservata nel sesso maschile
  • Parallelismo con la velocità di cammino: anche nelle donne, le differenze nella massa muscolare D3Cr sono risultate sovrapponibili a quelle osservate nella velocità di cammino
  • Divergenze: la forza, la potenza e il VO2picco hanno mostrato cali legati all’età molto più ampi rispetto alla sola perdita di massa D3Cr. Per quanto riguarda la MRI, le differenze annue erano inferiori a quelle della D3Cr in tutte le fasce d’età, eccetto che nel gruppo più giovane dove erano equivalenti

I dati indicano che la misurazione della massa muscolare tramite D3Cr riflette il declino funzionale molto meglio rispetto alle tecniche di imaging tradizionali (come la MRI), le quali sembrano sottostimare la reale entità della perdita di tessuto contrattile con l’avanzare dell’età.

Negli uomini, la perdita di massa muscolare sembra spiegare quasi interamente il calo della forza, mentre nelle donne altri fattori (legati alla qualità muscolare o ai cambiamenti ormonali) sembrano giocare un ruolo più rilevante nella perdita di forza rispetto alla sola riduzione quantitativa del muscolo.

La menopausa contribuisce ad una perdita di forza “qualitativa”, rendendo i muscoli meno efficienti nel generare potenza anche quando la massa muscolare sembra relativamente preservata.

In generale, l’invecchiamento influisce sulla potenza muscolare in modo molto più marcato e precoce rispetto alla perdita di massa muscolare (misurata con il metodo D3-creatina) in entrambi i sessi.

Mentre la massa muscolare D3Cr mostra un calo graduale, le differenze percentuali annue legate alla potenza degli arti inferiori sono significativamente superiori.

Ad esempio, negli uomini più anziani (80-89 anni), il declino annuo stimato della massa è del -1,4%, mentre quello della potenza raggiunge il -2,9%.

In base ai risultati della ricerca, le indicazioni e le direzioni suggerite per la preservazione muscolare risultano essere:

  • Intervento precoce lungo tutto l’arco della vita adulta: lo studio evidenzia che la perdita di massa muscolare contrattile inizia molto prima di quanto si pensasse, con cali rilevabili già tra i 30 e i 49 anni. Pertanto, le strategie per preservare o potenziare i muscoli non dovrebbero essere riservate solo agli anziani, ma dovrebbero iniziare fin dalla giovane età adulta
  • Focus sulla massa muscolare contrattile: i ricercatori sottolineano l’importanza di mirare alla conservazione del tessuto muscolare funzionale (misurato accuratamente dalla D3-creatina) piuttosto che basarsi su indicatori indiretti generici come la massa magra totale, che può includere tessuti non contrattili. Poiché la perdita di massa contrattile è strettamente legata alla perdita di forza e velocità di cammino, preservarla è fondamentale per mantenere l’indipendenza funzionale

Poiché negli uomini il declino della forza segue quasi perfettamente quello della massa, le strategie mirate all’aumento quantitativo della massa muscolare sembrano essere le più efficaci per mantenere la forza

Nelle donne, la perdita di forza è superiore alla perdita di massa, suggerendo un ruolo critico della qualità muscolare e dei cambiamenti ormonali

Lo studio suggerisce che per le donne gli interventi potrebbero dover affrontare anche il calo degli estrogeni (legato alla menopausa), che influisce sulla funzione contrattile indipendentemente dalla dimensione del muscolo.

In sintesi, il principale suggerimento strategico è la prevenzione proattiva fin dalla gioventù, con un’attenzione particolare alla qualità e alla funzione contrattile, specialmente per la popolazione femminile.