Degenerazione discale: uno studio di follow-up della durata di 26 Anni

Degenerazione discale: uno studio di follow-up della durata di 26 Anni

Il dolore lombare (LBP, Low back pain) è la principale causa di anni vissuti con disabilità a livello mondiale.

Nel 2020 ha colpito più di mezzo miliardo di persone e si prevede che la sua prevalenza supererà gli 800 milioni entro il 2050.

L’onere è sostanziale, diminuendo la qualità della vita e la capacità lavorativa e generando al contempo costi sanitari considerevoli.

Sebbene l’eziologia del LBP rimanga spesso incerta nei singoli pazienti, studi basati sulla popolazione hanno dimostrato un’associazione con la degenerazione discale (DD).

La relazione è complessa, in quanto molti soggetti con LBP non mostrano evidenze radiologiche di DD e la DD non produce inevitabilmente sintomi.

Tuttavia, recenti meta-analisi confermano che la DD è più comune negli individui sintomatici che in quelli asintomatici.

L’eziologia della DD è multifattoriale e coinvolge una serie di alterazioni strutturali, biochimiche e funzionali all’interno del disco.

Il carico meccanico eccessivo è stato tradizionalmente considerato un fattore scatenante chiave, ma ora si riconosce che l’apporto nutritivo compromesso alle cellule del disco è centrale nello sviluppo della DD.

Gli studi su gemelli indicano una forte influenza genetica, con stime di ereditabilità per la DD lombare che vanno dal 30% al 54%, a seconda del livello spinale.

Inoltre, alcuni soggetti sembrano geneticamente predisposti alla degenerazione precoce.

Fattori ambientali come il fumo, l’obesità e il lavoro fisico pesante contribuiscono ulteriormente, sebbene stabilire la causalità rimanga difficile.

Non è ancora chiaro come la DD inizi, progredisca e cambi nel tempo, soprattutto non conosciamo bene cosa succede prima dell’età adulta, e non è chiaro quali fattori determinino traiettorie diverse tra individui.

Sono state segnalate caratteristiche istologiche di degenerazione in bambini di appena otto anni e sono stati descritti cambiamenti rilevati tramite risonanza magnetica (MRI) in individui di età inferiore ai dieci anni.

Sia la prevalenza della DD che il numero di livelli interessati aumentano con l’età.

La progressione sembra fortemente influenzata dalla genetica, con stime di ereditabilità che raggiungono il 76% prima dei 50 anni.

Non è ancora chiaro se questi modelli dipendenti dall’età si estendano durante la transizione dall’infanzia, attraverso l’adolescenza, all’età adulta.

Nello studio di Lund et al. (Spine J. 2026 Mar 3: S1529-9430(26)00074-4. DOI: 10.1016/j.spinee.2026.03.001) gli autori hanno analizzato la progressione individuale della degenerazione discale ed esaminato la sua relazione con la lombalgia nel corso della vita in una coorte di volontari sani seguiti dall’infanzia all’età adulta.

Si è utilizzato uno studio di coorte longitudinale prospettico, iniziato nel 1994, con un follow‑up a quattro età chiave: 8, 11, 19 e 34 anni.

Per l’analisi finale sono inclusi 40 partecipanti con dati completi a tutte le visite.

Ad ogni visita, i partecipanti sono stati sottoposti ad un’intervista strutturata, ad un esame clinico e ad una risonanza magnetica della colonna lombare.

Durante l’intervista strutturata ai soggetti veniva chiesto:

  • attività fisica,
  • episodi di LBP non traumatico
  • abitudini di vita (fumo, lavoro fisico)
  • utilizzo di servizi sanitari

Durante l’esame clinico:

  • misurazioni antropometriche: peso, altezza, BMI (ISO-BMI per 8 e 11 anni; formula standard per 19 e 34 anni).
  • calcolo della superficie corporea (formula di Mosteller, radice quadrata dell’altezza in centimetri moltiplicata per la massa corporea in chilogrammi diviso per 3600)
  • esame muscoloscheletrico standard

Per la MRI:

  • a 8 e 11 anni: scanner 0T, solo sequenze sagittali T2 pesate (tipo specifico di sequenza MRI che mette in evidenza il contenuto d’acqua dei tessuti)
  • a 19 anni: scanner 5T, sagittale T2 pesate

(All’età di 8, 11 e 19 anni, sono state acquisite solo immagini sagittali pesate in T2 per ridurre al minimo i tempi di scansione per i giovani partecipanti)

  • a 34 anni: scanner 5T, sequenze sagittali T1/T2/STIR (Short Tau Inversion Recovery, particolare sequenza MRI progettata per sopprimere il segnale del grasso e mettere in evidenza edema, infiammazione e alterazioni dei tessuti molli) + assiali T2 per gli ultimi 3 dischi

Il follow-up del 2021 (quello finale) ha incluso inoltre misure validate di esito riferite dai pazienti (PROMs, Patient-Reported Outcome Measures). Questi strumenti sono serviti a valutare dolore, disabilità, qualità della vita e attività fisica direttamente dalla prospettiva del partecipante.

Non sono quindi serviti per analizzare la progressione della degenerazione, ma per descrivere lo stato clinico attuale dei partecipanti e verificare se chi ha più degenerazione presenta anche più dolore o disabilità.

Gli autori hanno valutato solo le immagini sagittali T2‑pesate della colonna lombare, dai livelli L1/L2 a L5/S1.

La degenerazione discale è stata valutata usando la classificazione di Pfirrmann a 5 livelli, il sistema più diffuso per descrivere:

  • idratazione del nucleo polposo
  • distinzione nucleo/anulus
  • altezza del disco
  • intensità del segnale T2

Per ogni disco si è dato un punteggio da 1 (normale) a 5 (severamente degenerato).

Nello studio, un disco era considerato “degenerato” se aveva un livello Pfirrmann ≥ 3.

Per quantificare il carico complessivo della degenerazione discale, i singoli gradi di Pfirrmann (da 1 a 5) sono stati sommati lungo la colonna lombare per generare un punteggio riassuntivo di Pfirrmann (PSS; intervallo 5-25).

I risultati hanno mostrato che la prevalenza di almeno un disco con un PSS ≥ 3 aumenta in modo marcato lungo i 26 anni di follow‑up:

  • 5% a 8 anni
  • 12% a 11 anni
  • 48% a 19 anni
  • 72% a 34 anni

La degenerazione discale è già presente in alcuni bambini, cresce moderatamente nell’infanzia, esplode in adolescenza e diventa comune in età adulta.

Il PSS aumenta in tutti i partecipanti, ma con velocità molto diverse a seconda dell’età.

Fase di accelerazione (11–19 anni)

  • aumento medio annuo: 0,55 punti/anno (IC 95%: 0,48–0,63)
  • incremento individuale totale: da 1 a 7 gradi Pfirrmann

L’adolescenza è la fase di massima progressione, con variazioni molto eterogenee tra individui.

Fase di rallentamento (19–34 anni)

  • aumento medio annuo: 0,08 punti/anno (IC 95%: 0,05–0,11)

Dopo i 19 anni la progressione diventa quasi piatta, circa 1 grado ogni 12 anni.

Infanzia (8–11 anni)

  • nessun cambiamento significativo nel PSS

La progressione non è uniforme lungo la colonna lombare.

Livelli superiori (L1–L2, L2–L3)

  • cambiamenti minimi
  • progressione quasi esclusivamente da grado 1 a grado 2

Livelli inferiori (L4–L5, L5–S1)

  • progressione ampia e frequente
  • distribuzione dei gradi molto più eterogenea

I livelli inferiori sono i più vulnerabili, coerentemente con il maggiore carico biomeccanico.

Chi presenta una DD a 34 anni mostra:

  • PSS significativamente più alto già a 19 anni
  • progressione più rapida durante adolescenza e prima età adulta

La traiettoria degenerativa si diverge già in adolescenza: chi degenera da adulto aveva iniziato prima e più velocemente.

La prevalenza di LBP aumenta con l’età:

  • 8% a 8 anni
  • 12% a 11 anni
  • 48% a 19 anni
  • 72% a 34 anni

Qual è la relazione tra DD e LBP?

  • i partecipanti che a 34 anni riferiscono qualsiasi episodio di mal di schiena non traumatico avvenuto in qualunque momento prima dei 34 anni, avevano un PSS più alto già a 19 anni, anche dopo aggiustamento per sesso, BMI, fumo e attività fisica
  • a 34 anni, però, la differenza di PSS tra chi ha e non ha LBP scompare, perché la DD diventa molto comune anche tra gli asintomatici.

La degenerazione precoce (a 19 anni) è associata al LBP nella vita adulta, ma la degenerazione adulta non distingue più bene sintomatici e asintomatici.

Quindi, la degenerazione discale inizia presto, accelera bruscamente in adolescenza, rallenta nettamente dopo i 19 anni, colpisce soprattutto i livelli inferiori, e la degenerazione precoce è associata al LBP riferito a 34 anni.

Nel complesso, questi risultati mettono in discussione la visione tradizionale secondo cui la degenerazione discale e la lombalgia siano principalmente condizioni della mezza età, identificando invece l’adolescenza come un periodo critico nella storia naturale della salute del disco intervertebrale.